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Aggressività
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I comportamenti aggressivi dei malati di A. possono essere sia verbali che fisici e in genere sono rivolti verso chi cura, soprattutto se non si tratta del caregiver abituale ma di caregiver occasionali (ad esempio personale di assistenza in ospedale). Eccezionali sono invece i comportamenti aggressivi rivolti verso sé (autoaggressività): quando questi si verificano non sono mai frutto di intenzionalità ma di errata valutazione, disorientamento, amnesia ecc.
Anche i comportamenti aggressivi nei confronti di altre persone (eteroaggressività) solo raramente sono intenzionali. In genere l’aggressività del malato di A. è scatenata da una errata percezione della realtà, che può essere peggiorata da un approccio sbagliato da parte di chi lo cura. In altre parole l’amnesia, l’agnosia e gli altri problemi cognitivi possono far sì che il paziente diventi aggressivo perché non riesce ad avere una percezione corretta di quello che sta accadendo (non ricorda dove ha messo gli oggetti, non riesce a seguire una conversazione, non ricorda una spiegazione, non è in grado di interpretare una situazione, si sente minacciato…); se a questo si aggiunge un comportamento inadeguato del caregiver (voce troppo alta, gesti bruschi, espressione adirata ecc.) l’aggressività peggiora, e può sfociare in una reazione catastrofica. Si ricordi quindi che i comportamenti aggressivi il più delle volte sono una manifestazione di paura e disagio e possono quasi sempre essere evitati da un buona conoscenza della malattia e dei comportamenti adeguati e rassicuranti che il caregiver deve tenere.
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